Il Santo Graal è la
coppa che servì all'ultima Cena, è il vassoio dove Gesù e i Discepoli mangiarono
l'agnello il giorno di Pasqua, è il vaso in cui Giuseppe di Arimatea, dopo la
crocifissione, raccolse il sangue del Cristo.
Esso è dunque un contenitore che allo stesso tempo è anche pietra; sia esso il vaso di
pietra o il vaso che contiene la pietra (GAR - AL), oppure la pietra di Dio (GAR - EL).
E' opinione oggi che la sola interpretazione delle oscurità e delle apparenti
contraddizioni della storia del Graal porta a un confuso ricordo di una forma di culto
semi-Cristiano e semi-Pagano il cui oggetto centrale era l'iniziazione nelle sorgenti
della vita fisica e fra la Cristianità e il culto di Atti spirituale. Questo ricordo
soltanto si accorda per le diverse forme assunte dal Graal, simbolo di tale sorgente.
Così il Graal può
essere il Piatto con cui i fedeli partecipavano alla festa comune: può essere la Coppa in
giustapposizione con la Lancia, simboli delle energie maschili e femminili sorgenti di
vita fisica ben note: emblemi fallici. Può essere il Santo Graal sorgente di vita
spirituale, la cui forma non è definita, "che non è lavorato in alcuna sostanza
materiale". "Non era di legno, né di alcun genere di metallo, né tampoco di
Pietra, o di Corno, o di Osso"; è un Oggetto Spirituale, da essere considerato
spiritualmente, ma sempre, e in qualsiasi forma: Una Sorgente di Vita. Così la Pietra di
Wolfram, la pura vista della quale preserva tutti gli abitanti del Castello del Graal non
solo in vita, ma in Gioventù; non è che la popolare Pietra Filosofale, quella pietra che
gli Alchimisti asserivano possedesse la fonte di tutta la vita.
Quando il Graal fu elevato nel piano Cristiano puramente ortodosso, e diventò la sorgente
non più di vita fisica, ma spirituale, una tale sostituzione fu possibile attraverso la
Pietra Alchemica.
Il possesso del Graal è
da considerarsi intimamente connesso con la coscienza di quel "senso
dell'eternità" che costituisce l'elemento base per il raggiungimento di uno stato
reale di iniziazione.
Il Santo Graal è quindi una coppa di resurrezione a nuova vita spirituale e non già
recipiente materiale dove viene raccolto il sangue di Cristo.
Prova ne è la grande considerazione in cui presso i Catari era tenuto il Vangelo di
Nicodemo che altro non può essere se non un preciso simbolismo per il raggiungimento di
un particolare stato di realizzazione dell'individuo.
Infatti, non poteva esistere nella dottrina Catara alcuna possibilità di venerazione
verso una reliquia che aveva contenuto il sangue di Cristo essendo, per essi, la morte
stessa del Cristo una manifestazione satanica.
Essi negavano la possibilità di una morte ignominiosa sulla croce del Dio incarnato e
quindi, se i Catari hanno parlato del Santo Graal questo non può che avere avuto un
significato simbolico e quindi non può essere stato una coppa, ricettacolo del sangue del
Figlio di Dio, ma una coppa di resurrezione e di vita spirituale.
E' proprio questo termine, "resurrezione", che è forse il più adatto a
definirlo, sottolineando esso un preciso momento di rinascita spirituale e quindi di una
morte della materialità dell'individuo. Se vogliamo dare credito alle molte leggende che
vogliono vedere nel Santo Graal il tesoro che i "Perfetti" lasciarono in
custodia ai Catari prima di essere arsi vivi sui roghi di Montségur, non possiamo
assolutamente considerarlo come un qualche cosa di materiale.
Esso deve perciò essere cercato e trovato nella propria anima; è un tesoro divino, una
completa coscienza della propria spiritualità. E questa completa rinascita dello spirito
che ha permesso ai perfetti di affrontare i roghi della crociata cattolica romana ed è
essa stessa il vero tesoro lasciato ai Catari.
Il GRAAL si identifica
con il Paradiso Terrestre, dove l'individuo si estrania dalla temporalità e può
contemplare tutte le cose in relazione all'eternità.
Il duplice senso della
parola Graal.
Essa significa, al tempo
stesso, vaso (grasale) e libro (gradale), e la pietra ed il libro si fondono in uno stesso
simbolo.
Il libro diventa una scrittura tracciata dal Cristo stesso sulla coppa, oppure le Tavole
della Legge di Mosè, o l'enorme pietra preziosa con scolpite alcune figure rappresentanti
i simboli del dualismo Cataro.
Quest'ultimo, forse, è il Tesoro che i Perfetti lasciarono ai Catari.
0 ancora, la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto che contiene il simbolismo della
tradizione e dello stato e indica le tre vie per il suo raggiungimento.
LEGGENDE SUL GRAAL
Racconta la leggenda che quando Satana si
ribellò a Dio, un enorme rubino che brillava sul suo elmo venne colpito dalla spada di
San Michele, e cadde negli oceani della terra. Aggiunge la leggenda che esso fu ritrovato
dal Saggio Re Salomone tramite la sua magia e fu trasformato dal Re stesso in una coppa
per le libagioni.
Detta coppa fu adoperata poi da Gesù nell'ultima cena.
Trasformata in seguito in un vaso da unguento fu portata in Inghilterra da Giuseppe da
Arimantea, e quindi scomparve.
Il Graal è associato a un libro scritto da Gesù Cristo alla cui lettura può
accedere solo chi è in grazia di Dio. Le verità di fede che esso contiene non potranno
mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano
sconvolti.
Se ciò dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra
sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore. Il libro-coppa possiede dunque un
temibile potere.
Il Graal è collegato sia a tradizioni ebraiche sia islamiche: è infatti in
relazione con una terra chiamata "Sarraz", impossibile da situare storicamente o
geograficamente (non è in Egitto, ma si vede da lontano il Grande Nilo"; il suo Re
combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo), ma
situata comunque in Medio Oriente.
Da essa, infatti ebbero origine i Saraceni.
Nel poema Parzival, il tedesco
Wolfram Von Eschenbach si legge che non si tratta di una coppa ma bensì di "
una pietra del genere più puro chiamata lapis exillis.
Il termine lapis exillis è stato interpretato come "Lapis ex
coelis", ovvero caduta dal cielo: e, difatti, Wolfram scrive che la pietra era uno
smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero e portato a terra dagli angeli rimasti neutrali
durante la ribellione.
La tradizione esoterica delle pietre sacre, tramiti fisici tra l'uomo e Dio, è
tipicamente orientale: la pietra nera conservata nella Ka' ba è l'oggetto più sacro
della religione islamica; i seguaci della Qabbalah ebraica utilizzano il termine
"Pietra dell'esilio" per designare lo Shekinah, ovvero la manifestazione di Dio
nel mondo materiale; ancora più a Oriente, l'Urna incastonata nella fronte di Shiva della
tradizione induista, simboleggia il "Terzo Occhio", organo metafisico che
permette la visione interiore.
Del Graal si parla anche nella
tradizione lucchese del "Volto Santo".
Nel VIII secolo un vescovo di nome Gualfredo si recò a Gerusalemme per visitare i
luoghi sacri; là il pellegrino compì varie penitenze, digiuni ed elemosine. Fu allora
che, per compensarlo della sua devozione, gli comparve un angelo, il quale lo invitò a
cercare con diligente devozione nella casa presso la sua: là avrebbe scoperto "il
volto del redentore", cui tributare degna venerazione.
Così, nella dimora di un certo Seleuco, Gualfredo ritrovò il "Volto
Santo", un antico crocifisso scolpito in cedro del Libano dall'apostolo Nicodemo, lo
stesso che aveva aiutato Giuseppe d'Arimatea a togliere dalla croce il corpo di Gesù.
In una cavità dietro la croce si trovava un'ampolla con il sangue di Cristo.
Croce e ampolla vennero caricate su una nave di grandezza straordinaria, che,
guidata dagli angeli e senz'altro equipaggio, attraversò il Mediterraneo in tempesta e
approdò sulle coste della Lunigiana.
Le reliquie furono disputate da Lucchesi e Lunesi, e si stabilì che il Volto Santo
sarebbe stato portato a Lucca (dove è tuttora visibile nella cattedrale di San Martino),
e l'ampolla sarebbe rimasta a Luni, dove se ne sono perse le tracce.
La maggior parte degli
studiosi concordano nel ritenere le Crociate l'avvenimento scatenante. A partire dal 1095,
molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, ed erano entrati per forza di
cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo: sicuramente qualcuna
di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri. Grazie ai Crociati,
la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse. C'è anche chi ritiene che il Graal sia
stato rintracciato dai Crociati e riportato nel Vecchio Continente. In tal caso vi si
troverebbe ancora.
I Cavalieri Templari avevano stretto
rapporti con la Setta degli Assassini, un gruppo iniziatico ismailita che adorava una
misteriosa divinità chiamata Bafometto . Per alcuni il Bafometto
altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato
ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo; e del resto
Wolfram aveva battezzato Templeisen i cavalieri che custodivano il Graal nel
castello di Re Anfortas. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Graal si
troverebbe tra i leggendari tesori dei templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del
castello di GISORS.
Dopo che il culto di Zoroastro era
stato disperso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei, e, di seguito,
dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando
per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo
una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro
fortezza di Montsegur; se avessero portato con sé il Graal durante le loro
peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche
impenetrabile nascondiglio del castello. È di nuovo Wolfram a fornire un indizio in
proposito: il "Castello del Graal" (quello simile a Takht-I-Sulaiman) si chiama
infatti "Munsalvaesche", cioé "Monte Salvato" o " Monte
Sicuro". Negli anni '30 il tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di
'Crusade contre le Graale La Cour de Lucifer', intraprese alcuni scavi a Montsègur e in
altre fortezze catare con l' appoggio del filosofo nazista Alfred Rosenberg, portavoce del
Partito e amico personale di Hitler: l'episodio fornì al romanziere Pierre Benoit, lo
spunto per il romanzo 'Monsalvat'.
Importato forse dai pellegrini che
si spostavano per l'Europa durante il medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra
Sindone, il Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese; le statue del sagrato del
tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di
comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa.
Nel 1087, un gruppo di mercanti
portò a Bari dalla Turchia le spoglie di San Nicola, e in loro onore venne edificata una
basilica. In realtà la translazione del Santo era solo la copertura di un ritrovamento
ben più importante, quello del Graal.
I mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa
Gregorio VII. Il Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva
pubblicizzare la sua ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto
pagano, o comunque il simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica.
Gli premeva di recuperarlo da Sarraz in quanto temeva che la sua presenza sul suolo
turco avrebbe aiutato i Saraceni (in questo caso i Turchi Selgiuchidi) nella loro
espansione ai danni dell'Impero Bizantino, e avrebbe nociuto al programmato intervento di
forze cristiane in Terra Santa a difesa dei pellegrini.
Non è dato di sapere dove si trovava la coppa (che, forse, era passata per le mani
di San Nicola nel VI secolo, e che gli avrebbe conferito la fama di dispensatore
d'abbondanza ) e chi comandò la spedizione; sta di fatto che, in una chiesa sconsacrata
di Myra, i cavalieri prelevarono anche alcune ossa, poi ufficialmente identificate come
quelle del Santo.
Il recupero delle spoglie giustificò la spedizione in Turchia e l'edificazione di
una basilica a Bari; la scelta di custodire il Graal in quella città anzichè a Roma fu
determinata da due motivi: da lì si sarebbero imbarcati i cavalieri per la Terra Santa
(la prima crociata fu bandita sei anni dopo il ritrovamento) e il Graal avrebbe riversato
su di loro i suoi benefici effetti; in più la sua presenza avrebbe protetto Roberto il
Guiscardo, Re normanno di Puglie, principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico
IV.
A ricordo dell'avvenimento, sul portale della cattedrale (edificata parecchi anni
prima della divulgazione della "Materia di Bretagna") si trova l'immagine di Re
Artù e un'indicazione stilizzata del nascondiglio; la tomba di San Nicola continua a
emanare un liquido chiamato "manna" che, oltre a essere altamente nutritivo,
come il Graal guarisce da ogni male.
CONCLUSIONI
Il Graal è un oggetto materiale e
spirituale insieme. Non si conosce esattamente la sua natura: forse è una pietra, forse
è un libro, forse un contenitore; è certo che permette di abbeverarsi (l'ultima cena),
ma vi si può anche versare qualcosa (il sangue di Cristo crocefisso).
Può guarire le ferite, dona una vita lunghissima, garantisce l'abbondanza,
trasmette e garantisce la conoscenza, ma è anche dotato di poteri terribili e devastanti.
In qualche modo ignoto Gesù ne è entrato in possesso.
Le varie leggende a proposito del Graal concordano nel conferirgli un origine
ultraterrena.
Per la tradizione cristiana, il Graal rappresenta l evangelizzazione del mondo
barbaro, operata dai missionari, Giuseppe d'Arimatea, stroncata dalle persecuzioni e
ripresa da un gruppo di uomini di buona volontà guidati da un sacerdote, Merlino.
Per gli esoteristi Renè Guenon e Julius Evola il Graal è il cuore di Cristo,
potente simbolo della Religione Primordiale praticata ad Agharti, di cui Gesù sarebbe
stato un esponente; per gli alchimisti rappresenta la conoscenza, e la sua ricerca
equivale a quella della Pietra Filosofale o dell Elisir di lunga vita.
|