Introduzione alla MAGIA

"Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
" FINCHÉ NON FAI DEL MALE A NESSUNO, FA' CIÒ CHE VUOI!
Qualsiasi cosa noi facciamo, ci ritorna indietro TRE VOLTE TANTO nel bene o nel male.

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dea Selket
La Dea della magia veniva raffigurata sui sarcofagi con le sembianze di uno scorpione dalla testa di donna che reca sul capo il disco solare o come una donna con in testa uno scorpione.

Horus
E' il figlio di Iside e di Osiride, il Dio falco raffigurato come Horus il Grande, chiamato Haroeris e come Horus Bambino chiamato Arpocrate. Spesso egli viene anche semplicemente rappresentato con un occhio, l'onniscente occhio del Dio al quale nulla sfugge. Questo simbolo è usato spesso negli amuleti di protezione contro malocchio e negatività. Iside, Osiride ed Horus costituivano la trinità egizia di padre, madre e figlio, concetto poi ripreso e trasformato dai cristinai. I faraoni si consideravano i discendenti di Horus.

Thot
Il dio lunare della saggezza, lo scriba e il messaggero degli Dei, il signore dei libri e dei discorsi, delle arti, della scrittura, delle fasi lunari e delle scienze. Viene rappresentato come un uomo con la testa di ibis o come un babbuino con la testa sormontata dalla luna crescente. Nell'Aldilà egli scriveva il resoconto del giudizio degli dei a carico del defunto e assisteva alla pesatura del cuore di questi sulla bilancia sacra. Da un lato della bilancia il cuore del defunto e sull'altro piatto una piuma delle ali di Maat, Dea della verità e della giustizia. Il cuore del defunto non doveva mai pesare più della piuma. Thot viene associato a Hermes Trismegistus.


Iside
La dea madre per eccellenza viene spesso raffigurata nell'atto di allattare Horus bambino che viene chiamato anche con il nome di Arpocrate. Successivamente l'immagine di questa Dea venne assunta dalla tradizione cristiana incarnandovi le sembianze della Vergine con il Cristo bambino.



Il Pantheon Egiziano

L’origine della magia si perde nella notte dei tempi e nessuno sa datare con certezza quando essa abbia visto il suo inizio. In effetti si può dire che la magia sia nata con l'uomo. Tra i primi a tramandare la trattazione di rituali magici troviamo gli antichi egizi con la loro raccolta di pratiche a noi pervenuta attraverso papiri preziosi e uno, tra tutti, il Libro dei morti. Presso questo antico ed erudito popolo la pratica magica era ristretta alla cerchia sacerdotale e ai faraoni, gli unici che potessero avere accesso ai segreti custoditi nelle segrete stanze dei templi. Molti aspetti rituali usati dagli antichi egizi furono poi sfruttati dalle tradizioni esoteriche successive come, ad esempio, l’uso del cerchio di protezione entro il quale il mago mette in opera i suoi rituali protetto dagli attacchi degli spiriti maligni.

Le divinità venerate dagli egizi erano numerose e multiformi, un misto tra uomo e animale, uomo e natura. Ognuna era dotata di differenti potenzialità e ogni entità veniva descritta attraverso le due forme differenti; una strettamente animale e l'altra per metà uomo e per metà animale, pur essendo entrambe espressioni dello stesso Dio. La magia egizia può essere abbastanza complessa, specie se si desidera recitare ciascuna formula in lingua originale, l'egiziano antico, tenendo poi conto che, per tradizione, ogni nome del Dio invocato, doveva per esigenza essere pronunciato oltre che nel giusto modo anche con il giusto ritmo per essere ascoltati ed esauditi. Ma le antiche divinità del Pantheon Egiziano vivono ancora oggi e godono di grandissima considerazione presso gli esoterici moderni. Riportiamo qui le più considerate e le loro influenze. Possedere una statua di queste entità significa accattivarsi la loro benevolenza e l'influenza che esercitano su di noi che risulta positiva e utile anche durante un atto magico moderno. Oggi come innumerevoli anni fa, ogni cosa resta quindi immutata. Molte storie riportate nei Vangeli si ritrovano anche nel Libro di Enoch e nei testi dei monaci egiziani chiamati i "Terapeuti". Sono infatti molte le analogie tra questa religione dell'antico Egitto e quella Cristiana che, in confronto ad essa, è assai più recente e costruita su basi già preesistenti. A trasmettere la cultura magica egiziana, a portarla in occidente, contribuirono la scuola Pitagorica greca, che studiava anche il significato magico dei numeri; l'Alchimia, nata appunto nelle terre d'Egitto e la filosofia gnostica che vide la sua origine nei secoli precedenti al Cristianesimo. Il termine "alchimia" infatti ha origine da un attributo di Iside "la nera" o kemia, in egiziano.
L'opera alchemica ripete a tutti gli efftti il ciclo di Osiride così come è stato tramandato da Plutarco ed il cui senso è legato al ciclo di morte e rinascita, teoria alla base dei cicli misterici ed iniziatici più antichi. Essa consiste in un lavoro di ampliamento della coscienza che avviene attraverso una discesa ( descensus ) nel buio della materia seguita da una successiva ascesa ( ascensus o sublimatio ) che libera lo "spiritus mercurialis" o "quintessenza".
La pratica è atta a liberare l’uomo dalla sua materialità per elevarne al massimo lo spirito potente nascosto  inogni essere vivente. La trasmutazione alchemica applicata non ai metalli vili da mutare in oro filosofico ma bensì applicata principalmente all’uomo per congiungerlo con la sua massima espressione interiore divina.

anubis

Bastet
La dea gatta di Bubastis. Alle origini essa era una divinità solare simbolo del benefico calore del sole e veniva raffigurata come un gatto selvatico o come una leonessa. In seguito assunse le sembianze di gatto domestico. Il suo compito è quello di proteggere la casa e le persone dedite alla magia in quanto benevola e saggia. Non può mancare nella casa della strega che accudisce amorevolmente e in egual misura il suo gatto "vivo" e questa divinità che ci collega ai mondi sottili. Uno dei suoi epiteti era: Signora delle bende. Uno degli altri aspetti della dea Bastet viene associata anche con il suo altro aspetto, Sekhmet, la terribile e temibile dea della guerra. Sekhmet portava la morte ma era anche la dea protettrice dei medici. La si descrive con il corpo di donna e la testa di leonessa o di gatta e possedeva un carattere assai pericoloso. Sekhmet richiedeva rituali particolari officiati soprattutto durante gli ultimi cinque giorni dell'anno che venivano considerati altrettanto pericolosi. Sekhmet incarnava il fiammeggiante Occhio di Ra. Narra il mito che Ra, adirato con gli uomini che avevano cospirato contro di lui, la inviò sulla terra per ucciderli ma dovette poi fermarla ubriacandola con la birra rossa, colore del sangue, per far sopravvivere il genere umano. La dea assetata di sangue dopo aver bevuto la birra si addormentò ed al risveglio prese le sembianze di Hathor. Nacque in questo modo la Festa dell'Ebbrezza celebrata nella stagione dedicata a Sekhmet, la stagione dell'inondazione del Nilo. Più di cinquecento statue della dea sanguinaria furono erette nel tempio di Karnak, innalzate da Amenofi III, per non inimicarsela. L'attributo di Colei che è potente era però associato ad Hathor trasformata anch'essa in Sekhmet. Successivamente anche Nut, la dea di Tebe, assorbì le caratteristiche ed i compiti di Sekhmet, che ne divenne così il suo lato negativo ed oscuro.

Anubi
Dio delle strade e dei cammini e il Dio dei morti. Esso veniva raffigurato in egual modo con il corpo possente di uomo e la testa di sciacallo o solo come sciacallo. In queste sembianze era considerato il guardiano delle sepolture. Anubi protegge la casa e chi vi abita e mantiene il contatto con l'aldilà. A lui si devono i riti della mummificazione.

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