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Il ricordo di una vita passata
di Costance, strega vissuta verso la fine dell'800.
La sua storia è venuta alla luce attraverso la scrittura automatica.
(metodo di contatto medianico)

Alla fine ce l'avevano fatta; questi gli ultimi pensieri prima della fine.... il mio commiato, prima della resa al Nulla.

Del resto perche' oppormi? A cosa? Tutto era andato come doveva. Con un profondo sospiro eccomi lontana dalle fiamme. Il mio corpo e' sotto di me,avvolto da un sudario pietoso di fumo acre.
Pensavo fosse peggio. L'avessi immaginato prima, mi sarei dichiarata subito colpevole, come voleva il Tribunale...
Dopo quasi 75 giorni di martirio, anche questo paesetto anonimo aveva la sua strega sul rogo.

Sono sempre stata appassionata del mistero. La mia natura riservata unitamente ad un aspetto particolare, ha contribuito notevolmente a farmi definire come 'strana' dagli uomini.
L'alchimia era la mia vera passione. Forse un giorno, calcando le orme di antichi sacerdoti, avrei scoperto il segreto della pietra filosofale, e sarei divenuta Saggia. Molti pensano che gli alchimisti cercassero di fabbricare l'oro fine a se stesso Sbagliano. L'oro rappresenta la Purezza. La Purezza dello Spirito, raggiunta con la Saggezza... Saggezza data dalla riflessione, dal forgiare continuamente il proprio pensiero nelle parti piu' recondite, che sfuggono come ombre la luce, se non ci si circonda del silenzio interiore, raggiungibile solo se si e' in pace con se stessi...
Mi aggiravo spesso la notte inquieta, alla ricerca di questa Pace, fra i boschi accoglienti che mormoravano sommessamente al mio passaggio, inviando piccoli animali notturni ad indicarmi la strada da seguire...
I miei passi a volte si insinuavano fra le lapidi del cimitero, illuminate dalla luna o dai lampi del temporale estivo. Oppure ricoperte dalla neve come se la gelida mano della morte vi si fosse posata per una carezza, eguagliandole tutte.... 
Ombra in mezzo alle ombre erravo frugando il buio... Fiammelle azzurognole volteggiavano solitarie: forme iridescenti le rincorrevano danzando... Il plenilunio estivo mi vedeva raccogliere erbe medicamentose, ascoltando la brezza notturna sussurrare antiche formule e rimedi... Talvolta cantavo sommessamente riportando qualche nenia, che udivo in sottofondo. Tornavo all'alba con la gerla carica, e cominciavo subito a preparare gli infusi.
Poi mi accomodavo sullo sgabello a fissare il focolare: nelle fiamme guizzanti vedevo la gente del villaggio alle prese con la propria quotidianita', i propri problemi. Percepivo le sofferenze di alcuni che poi visitavo il giorno stesso. Le più volte bastava un mio sguardo per riaccostare al corpo fisico parte dell'alone etereo che accompagna ogni essere vivente, ed il gioco era fatto. Guarivo così gli indemoniati e i pazzi, ma anche malattie piu' sconosciute. Il dolore svaniva, la mente tornava limpida e l'animo si placava. Tutto cio' non e' servito ad evitare la mia fine, pero'... Un giorno il pastore della contea mi invito' ad una riunione con certi dotti del luogo: un confronto con la loro scienza, disse. La notte prima, mentre camminavo per la radura, un grosso barbagianni mi sfioro' la fronte... Compresi che si trattava di un ammonimento e i brividi che mi percorsero il corpo ne erano la conferma. Ma ancora non ero pronta per intepretare questi segnali... Tutto precipito' velocemente, e prima che realizzassi l'accaduto, un emendamento dell'Inquisizione mi accusava di stregoneria. Ogni cosa era contro di me, ma in particolare il fatto di riuscire a guarire le persone con uno sguardo... Come poteva essere? Certamente Satana in persona mi aveva dato questo e chissa' quale altro potere, per carpire la fiducia degli esseri umani allo scopo di sottomettere le loro anime! Satana a cui dovevo rendere conto di persona, la notte al cimitero... Ero stata vista aggirarmi di nero vestita, mormorando oscure frasi all'indirizzo del villaggio. Il giorno dopo una donna aveva partorito un bimbo morto: se l'era preso il Diavolo, su mia indicazione. Il fatto che poi ero riuscita a richiamare in vita la piccola creatura, parlava chiaro: era per plasmarne l'anima secondo le leggi degli Inferi.... Mi rinchiusero nelle prigioni sotterranee del paese, in attesa di un giudizio definitivo. I giorni e le notti si alternavano nell'oscurita' piu' assoluta. Cercavo di dormire, in modo da poter almeno in sogno, uscire all'aperto: tornare alla mia capanna nel bosco, ma sognai che tutto era stato bruciato... Allora vagavo per le strade del villaggio, per i sentieri nel bosco. Cercavo una risposta, un' indicazione per poter uscire dal labirinto in cui ero stata gettata. Finalmente una mattina mi riportarono alla luce: mai il sole mi era parso cosi' crudele nella sua luce! In delirio venni trascinata dai miei carcerieri nella penombra di una sala e legata su un tavolaccio. Iniziarono l'interrogatorio. Ero terrorizzata e prostrata dal tempo passato nel buio fetido della mia prigione. Frebbricitante non riuscivo a capire il signficato delle domande che echeggiavano divenendo suoni confusi... Mi ficcarono in gola un imbuto gigantesco ed iniziarono a versarvi del liquido gelido. Di tanto in tanto interrompevano l'operazione per rivolgermi altri suoni confusi... Intanto sentii un dolore lancinante nel braccio. Tolsero l'imbuto: stavo malissimo... A malapena riuscii a serrare le mascelle, sentivo il ventre gonfio fino a scoppiare e rigurgitavo liquido e sangue mentre mi pareva m'avessero sfondato la gola. Udivo echeggiare il nome di Satana... tenevogli occhi chiusi, nel tentativo di sfuggire al terrore che mi pervadeva... Il dolore al braccio era insopportabile... con uno sforzo immane riuscii a mettere a fuoco lo sguardo e vidi una lunga incisione fino all'osso... su cui versarono del sale. Urlai divincolandomi disperatamente... Ricucirono lembi della mia carne sul sale... Mi parve di impazzire... Urlai, urlai finche' dalla mia gola non usci' che un gorgoglìo sommesso. Mi abbandonai, finsi di essere morta.... Purchè tutto finisse.
Fui così riportata alla mia cella che ad un tratto mi parve l'accogliente grembo della Morte. Quanto tempo passo' prima che fossi nuovamente portata fuori, non so... Oramai ero solo un febbricitante ammasso di dolore... Si facesse pure cio' che si voleva di me... Non ero piu' io...
Le mani che mi fissarono al palo sull'immensa catasta di legna, mi parevano pietose. Non so piu' se vedevo veramente con i miei occhi o se si trattava di percezioni... La paura del fuoco svani' al pensiero che tutto sarebbe finito, finalmente... Sotto di me vociare di folla.... o era mare in tempesta le cui onde minacciose cercavano di ghermire cio' che restava della mia anima? Ad un tratto mi accorsi che i miei occhi piangevano.... volute di fumo odoroso di bosco in fiamme salivano verso di me.... era la mia capanna che bruciava... Desideravo inalare quell'odore familiare e respirai profondamente.
Ero libera!
Costance


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